welfare generativo

Libro Bianco ManpowerGroup

 

L’Italia è stata tra i primi Paesi al mondo a confrontarsi in modo strutturale con la trasformazione demografica che oggi attraversa l’intera Europa. Già nella prima metà degli anni Novanta il numero dei residenti sotto i 15 anni era sceso al di sotto di quello degli over 65, anticipando una dinamica che nel tempo si è consolidata e aggravata. Oggi gli ultraottantenni sono prossimi ai cinque milioni e superano numericamente i bambini sotto i 10 anni. Le più recenti proiezioni confermano che nei prossimi decenni la popolazione residente continuerà a ridursi, mentre aumenterà in misura significativa il peso relativo della fascia anziana. Si prevede una decrescita continua nei prossimi decenni fino a raggiungere una popolazione di 45,8 milioni nel 2080 (Istat, 2025). Alla base di questa riduzione della popolazione vi è una dinamica demografica negativa in essere da più di vent’anni, per cui il saldo naturale (rapporto nati-morti) è negativo e – nonostante il saldo migratorio positivo registrato nel 2025, dovuto in gran parte all’aumento dell’immigrazione straniera rispetto al decennio scorso – è previsto in peggioramento.

La progressiva contrazione della popolazione in età lavorativa, con un ulteriore potenziale calo dell’offerta di forza lavoro, per cui già dal 2040 si potranno contare 5 milioni di persone in meno in età lavorativa, incide direttamente sulla capacità produttiva nazionale, sulla tenuta della finanza pubblica e, in modo particolarmente evidente, sull’equilibrio del sistema previdenziale. Questo scenario non rappresenta soltanto un dato statistico, ma il segnale di una trasformazione profonda della struttura economica, sociale e persino culturale del Paese.

 

La nuova transizione sociale

La sfida principale per il sistema di welfare non solo italiano ma europeo proviene dall’intreccio tra l’aumento della speranza di vita e il calo della natalità, e ciò sta generando una vera e propria transizione sociale oltre che demografica che determinerà nel prossimo futuro un aumento della spesa per il welfare, di cui la componente previdenziale già oggi rappresenta una quota rilevante. Il welfare italiano storicamente basato su un modello meramente assistenziale e fortemente orientato alla protezione della vecchiaia, dunque, sta attraversando una metamorfosi senza precedenti: non si tratta più soltanto di fornire assistenza, ma di accompagnare i cittadini durante tutte le fasi di vita. Il welfare oggi non può più essere inteso solo come una spesa assistenziale o un mero trasferimento di risorse, deve evolversi in un modello generativo, capace di investire sulle persone e sulle competenze per creare valore sociale ed economico, trasformando l’assistenza in un motore di sviluppo per l’intero sistema Paese.

È qui che si colloca la questione centrale. La sfida non riguarda soltanto la sostenibilità dei conti. Riguarda la tenuta del patto intergenerazionale che sorregge il nostro modello sociale e, più in profondità, la capacità dello Stato di continuare a essere percepito come garante di stabilità, protezione e prospettiva.

Il sistema pensionistico italiano si fonda sul principio della ripartizione. I contributi versati oggi da chi lavora finanziano le prestazioni di chi ha terminato il proprio percorso professionale. È un equilibrio che richiede una base occupazionale ampia, stabile e qualificata. Quando questa base si restringe o si indebolisce, il problema non è soltanto tecnico: si incrina il rapporto di fiducia tra le generazioni. E la fiducia, più ancora dei numeri, è l’architrave invisibile del sistema. Per questa ragione non è più sufficiente una lettura esclusivamente riparativa della funzione pubblica.

Per lungo tempo il modello italiano è stato pensato prevalentemente come strumento di protezione ex post, orientato a intervenire quando il bisogno si era già manifestato. Questa funzione resta essenziale, ma oggi non basta più. Occorre passare da una logica di mera compensazione a una logica di investimento sociale. Ciò significa accompagnare la persona lungo l’intero arco della vita, dalle fasi formative all’ingresso nel mercato del lavoro, dalla genitorialità alle transizioni professionali, fino alla longevità attiva. Significa, in altri termini, immaginare un sistema pubblico non come presidio residuale della fragilità, ma come infrastruttura di accompagnamento della vita civile ed economica del Paese.

In Italia da anni si discute se separare la previdenza dal welfare. Da noi, invece, questa integrazione è affidata all’INPS e ci rende un unicum nel panorama europeo e mondiale. E non è un dettaglio. È un vantaggio competitivo istituzionale, perché consente una visione integrata dei bisogni e delle traiettorie di vita. Non è teoria. L’interesse europeo verso questo modello è reale e cresce.

 

Di fronte alle sfide poste dall’invecchiamento della popolazione e dalla trasformazione del mercato del lavoro, ripensare il ruolo del welfare e rafforzare il patto tra generazioni è una priorità per il futuro del Paese. Per approfondire dati, scenari e proposte raccolti nel volume, compila il form e scarica il Libro Bianco A un passo dal domani.

 

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