Libro Bianco ManpowerGroup
C’è un’affermazione che attraversa silenziosamente ogni dibattito sul futuro del lavoro, ogni colloquio tra un giovane e chi dovrebbe orientarlo o assumerlo: le farò sapere. Una frase cordiale che cela la speranza di realizzare il sogno di chi si affaccia su un mercato del lavoro che cambia più velocemente di quanto si riesca a raccontare, regolare, comprendere. Un sogno che però non è più esclusiva del candidato al posto di lavoro, ma esprime sempre più anche l’esigenza dell’impresa di trovare il profilo ideale.
Il Libro Bianco di ManpowerGroup A un passo dal domani ha il merito di analizzare l’evoluzione del mondo del lavoro sul serio. Lo fa con rigore, con dati, con la voce di chi il lavoro lo studia, lo organizza, lo vive ogni giorno.
Come Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, ho seguito con attenzione crescente le dinamiche che questo volume descrive e analizza. Le cifre che emergono dai dati Istat più recenti raccontano un Paese che tiene e rilancia l’occupazione, nonostante le sfide geopolitiche dei nostri tempi. Il tasso di occupazione si attesta al 62,6%, la disoccupazione scende al 5,1%, quella giovanile al 18,9%. Sono numeri che segnalano una direzione positiva, e sarebbe sbagliato non riconoscerlo. Numeri importanti che allo stesso tempo ci impongono di continuare in questa direzione, attraverso le sfide di intercettare l’altra parte del mondo del lavoro che non trova risposta: quella più difficile, più strutturale, più urgente, ossia quella del mismatch.
Non si tratta di mancanza di lavoro, ma di una frattura tra le competenze che il sistema economico richiede e quelle che il sistema formativo produce. I professionisti ICT registrano un aumento vertiginoso delle richieste negli ultimi anni. Mancano ingegneri e tecnici, operai specializzati. E rimane il problema dei NEET che come governo stiamo affrontando fin dal primo momento. Proprio sul punto ho voluto depositare una proposta di legge sull’istituzione di una giornata nazionale dedicata ai NEET, con l’obiettivo di promuovere le politiche attive per l’inclusione giovanile, valorizzando le buone pratiche e coinvolgendo attori pubblici e privati, istituzioni scolastiche, mondo produttivo, terzo settore. Azioni pratiche per la partecipazione dei giovani nel mercato del lavoro.
Serve avere il coraggio di disegnare nuove soluzioni, unendo le migliori esperienze del pubblico e del privato, per intercettare quella forbice di lavoratori che non riesce ad arrivare alla richiesta delle imprese. E in questo sentiero la formazione – continua e obbligatoria – deve essere un tassello fondamentale per il futuro. In tal senso, la stagione politica che stiamo attraversando non è priva di segnali incoraggianti. La legge n. 76 del 15 maggio 2025 sulla partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa va in questa direzione: finalmente si torna a dare concretezza all’articolo 46 della Costituzione, che riconosce ai lavoratori il diritto di collaborare alla gestione delle aziende. Non una misura ideologica ma una risposta moderna alla domanda di autonomia e riconoscimento, che cresce con forza da tutte le generazioni, e che questo Libro Bianco raccoglie con lucidità. Partecipazione agli utili, accesso al capitale, coinvolgimento nei processi decisionali e innovativi sono strumenti concreti per costruire quella fiducia reciproca tra impresa e lavoratore che oggi rappresenta il vero asset competitivo.
Ma la sfida più grande, quella che si staglia all’orizzonte del presente con una nitidezza che non lascia spazio all’ambiguità, ha il nome dell’intelligenza artificiale. Le visioni si contrappongono: il McKinsey Global Institute stima che l’AI potrebbe generare fino a 2,6 milioni di nuovi posti di lavoro in Italia entro il 2030; altri studi avvertono che la stessa tecnologia potrebbe automatizzare quasi la metà delle occupazioni esistenti. Il mercato italiano dell’AI è cresciuto del 52% nel 2023, raggiungendo 760 milioni di euro. Il 61% delle grandi imprese ha già avviato progetti, anche solo in fase sperimentale. Le PMI arrancano, con solo il 18% che ha intrapreso questo percorso.
La transizione è già in atto, e non aspetterà chi è in ritardo. La domanda non è dunque se l’AI cambierà il lavoro, ma come vogliamo che lo cambi. E qui la politica non può limitarsi a normare l’esistente. Deve anticipare, orientare, proteggere senza bloccare, investire in formazione con la stessa determinazione con cui si investe in infrastrutture fisiche. Perché le competenze di oggi sono le infrastrutture del futuro.
C’è poi una questione demografica che nessuna analisi seria può eludere. L’Italia invecchia. Entro il 2033 si prevede un gap di 5,6 milioni di posti di lavoro legato all’uscita dal mercato delle generazioni più anziane. In un simile scenario l’automazione di 3,8 milioni di mansioni non è necessariamente una minaccia; può anzi essere una risposta, purché accompagnata da politiche di redistribuzione equa dei benefici e da un sistema formativo capace di riqualificare chi rischia di restare indietro.
In questo quadro colpisce e incoraggia la vitalità silenziosa di una nuova generazione di imprenditori. Sono 144mila i giovani tra i 15 e i 29 anni cosiddetti EET (Employed Educated and Trained), ovvero che hanno scelto di non aspettare ma di costruire e di rischiare. Aprono imprese nel digitale, nella comunicazione, nella consulenza, nella cultura. Triplicano le startup giovanili nella pubblicità e nelle ricerche di mercato, crescono quelle nel software e nella produzione audiovisiva. È un segnale che il talento italiano c’è, e che quando trova spazio e strumenti sa esprimersi con forza.
Molti giovani scelgono di andare all’estero per maturare esperienze professionali, trovando un modo nuovo di costruire il proprio percorso, che in passato esisteva già, ma con una maggiore propensione al rientro. Oggi, però, il nostro Paese ha bisogno di far nascere, trattenere e attrarre competenze qualificate. Il punto di partenza è garantire salari adeguati in alcuni ambiti – almeno per quanto possibile da parte della politica – e rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro sempre più orientato verso profili specializzati. In questa direzione il governo ha già messo in campo interventi significativi che vanno dalla riduzione e stabilizzazione del cuneo fiscale agli incentivi per l’occupazione giovanile, fino al rafforzamento della contrattazione collettiva, strumento centrale per assicurare qualità e tutele. Proprio attraverso la contrattazione collettiva è possibile introdurre elementi innovativi come il welfare aziendale, una migliore conciliazione tra vita e lavoro, la settimana corta dove possibile e forme più efficaci di vero smart working. Ancora, la nuova legge di bilancio ha previsto uno stanziamento di 2 miliardi di euro per il rinnovo dei contratti, con l’obiettivo di rendere il lavoro più attrattivo.
Questo Libro Bianco vuole essere così uno strumento di lettura pensato per chi le imprese le guida, per chi le politiche le costruisce, per chi nel mondo del lavoro ci entra, ci resta o cerca di tornarci. I contributi che raccoglie disegnano insieme quella «nuova mappa» di cui parla il titolo: non l’indicazione di una destinazione fissa, ma una bussola per orientarsi in un mondo del lavoro in continua evoluzione. C’ è posto e ci sarà per chi impara a reimparare, per chi dialoga tra generazioni. Queste non sono promesse. Sono condizioni. Sono le coordinate di un patto che imprese, istituzioni, scuola e lavoratori devono scegliere consapevolmente di stringere. La politica ha il compito di rendere quel patto possibile, esigibile, duraturo.
Roma, aprile 2026
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