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Lo stretto di Hormuz è un braccio di mare condiviso da Iran a nord e Oman sud (la penisola di Musandam è un’exclave omanita circondata dagli Emirati Arabi Uniti). La sua chiusura a causa dell’aggressione di Israele e Stati Uniti contro l’Iran rappresenta «la più grande minaccia alla sicurezza energetica mondiale di tutta la storia». A dichiararlo è stato il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Fatih Birol. Nel 2025 un quarto del commercio mondiale di petrolio via mare e un quinto del gas naturale liquefatto (GNL) passavano per questo braccio di mare. Il Golfo Persico è uno dei cuori energetici del pianeta e normalmente esporta quasi tutta la sua produzione attraverso lo stretto di Hormuz. Dal 28 febbraio 2026, ovvero dall’inizio della guerra contro l’Iran, ben poche petroliere sono riuscite a transitare. Un mese e mezzo dopo l’inizio del conflitto, è proprio in questa parte del Golfo Persico che si gioca la partita: nel tratto normalmente percorso dalle petroliere e dalle navi cargo i pasdaran hanno disseminato migliaia di mine navali. Si tratta di armi a basso costo, molto facili da lanciare e difficili da recuperare. Galleggiano a pelo d’acqua, possono ancorarsi sul fondo, oppure fluttuare in sospensione tra le onde. Sono pronte a esplodere in qualsiasi momento. Possono impedire la navigazione di quel tratto di mare per anni, con conseguenze disastrose per l’economia globale. Disseminando un tratto dello stretto di Hormuz di mine navali, i pasdaran hanno spostato il passaggio delle imbarcazioni più a nord, nelle acque territoriali iraniane, e non più in quelle omanite.
Detto questo, lo stretto di Hormuz non deve essere paragonato al Canale di Suez o al Canale di Panama, ovvero a canali artificiali in cui le navi pagano per transitare, potendo anche scegliere una via alternativa e gratuita, seppur più lunga e dispendiosa in termini di tempo e denaro, attraverso il Capo di Buona Speranza o la Terra del Fuoco. Il passaggio nello Stretto di Hormuz dovrebbe invece essere libero da pedaggi come lo sono Gibilterra e i Dardanelli. A scatenarne la chiusura da parte dei pasdaran è stata l’operazione militare congiunta israeliana e statunitense ai danni dell’Iran. In seguito al fallimento, sabato 11 aprile, dei negoziati tra la delegazione iraniana e quella statunitense a Islamabad, lunedì 13 aprile alle ore 16 italiane il Presidente statunitense Donald Trump ha deciso di imporre il blocco ai porti iraniani.
Se le tensioni geopolitiche incidono sempre più sulla disponibilità di energia, sulle catene del valore e sugli equilibri economici globali, comprendere questi fenomeni diventa fondamentale per interpretare le trasformazioni che attendono imprese e mercato del lavoro. Per approfondire tutte le analisi e i punti di vista raccolti nel volume, compila il form e scarica il Libro Bianco A un passo dal domani.
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