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The Exchange 2026: il “tocco umano” guida il futuro del lavoro

Scritto da ManpowerGroup | 19 June 2026

La terza edizione di The Exchange, l’Annual Conference di ManpowerGroup andata in scena l’11 giugno a Milano, ha confermato il proprio ruolo di punto di riferimento per il dialogo tra imprese, istituzioni e società civile. Più che un evento, The Exchange è stata una piattaforma di confronto capace di connettere visioni diverse sulla trasformazione sempre più complessa e multidimensionale che il mondo del lavoro sta affrontando.

Il filo conduttore dell’edizione 2026, il “tocco umano”, ha attraversato tutti i momenti della giornata, emergendo non come contrappunto alla tecnologia ma come chiave per interpretarla. In un contesto in cui l’intelligenza artificiale si afferma sempre di più e ridefinisce processi, ruoli e organizzazioni, la vera sfida non è più tecnologica, bensì culturale: integrare innovazione e dimensione umana in modo consapevole e intenzionale.

Il valore umano nell’era dell’intelligenza artificiale

A offrire il quadro di riferimento è stata la ricerca globale di ManpowerGroup The Human Edge, che evidenzia una dinamica apparentemente controintuitiva: più la tecnologia avanza, più le competenze profondamente umane diventano rilevanti. Empatia, pensiero critico, capacità relazionali e decision-making in contesti complessi non solo restano centrali, ma diventano il vero differenziale competitivo.

In apertura della conferenza, David Herranz, Regional President Southern Europe di ManpowerGroup, è salito sul palco per presentare alcuni dati che delineano uno scenario in forte evoluzione. Entro il 2030, il 39% delle competenze richieste subirà cambiamenti significativi, mentre sette delle dieci skill in più rapida crescita saranno soft skill. Parallelamente, il 61% delle aziende prevede di aumentare gli investimenti in automazione, a fronte di un dato critico: meno della metà delle persone ha ricevuto formazione negli ultimi sei mesi.

Il report integra questi elementi delineando uno scenario guidato da quattro tendenze principali: la diffusione degli hybrid super teams, che combinano persone, intelligenza artificiale e talenti esterni; la necessità del “riapprendimento veloce”; il cambiamento delle norme organizzative; e la crisi demografica, con una workforce sempre più anziana e nuove generazioni sempre meno numerose.

A rafforzare questa visione, David Herranz ha sottolineato: «In un contesto in cui la tecnologia accelera rapidamente, il vero elemento distintivo per le organizzazioni non è più solo tecnologico, ma sempre più umano. Il valore del lavoro risiede nella capacità di integrare competenze, relazioni e pensiero critico con l’intelligenza artificiale, in modo consapevole e intenzionale».

Nuovi modelli di lavoro tra presenza, remoto e team ibridi

Le tavole rotonde hanno tradotto questi scenari in temi concreti, mettendo in luce due dimensioni fondamentali: il ritorno in ufficio e la trasformazione dei ruoli.

Il confronto dal titolo “Share your Stories – Return to Office”, con Massimiliano Branchi, Chief People, HSEQ and Sustainability Officer di Saipem, Carlo Alberto Carnevale Maffè, economista e docente di Strategia e Imprenditorialità presso SDA Bocconi School of Management, Gino Garbellini, Founding Partner di Piuarch, Daniela Caputo, Commercial and Innovation Executive Leader di ManpowerGroup Italia, ed Ester Viola, avvocato e autrice, ha analizzato l’evoluzione del lavoro in presenza e da remoto, mettendo in luce non solo gli effetti sulla produttività, ma anche le implicazioni economiche e sociali.

Il dialogo ha portato ad una riflessione più ampia sul contrasto tra lavoro da remoto e ritorno in ufficio: cosa si guadagna e cosa si perde in termini di identità, appartenenza e creatività?

Molte aziende cercano di riportare le persone in ufficio attraverso politiche rigide, ma questo approccio rischia di generare effetti controproducenti, aumentando il turnover e rendendo più difficile attrarre talenti. Allo stesso tempo, la mancanza iniziale di un modello strutturato di smart working ha contribuito alla confusione attuale, generando opinioni discordanti.

Dalle testimonianze emerge una direzione chiara: non si tratta di stabilire “quanti giorni” lavorare in presenza, ma di comprendere il “perché”. L’ufficio torna ad avere valore quando diventa spazio di relazione, apprendimento e collaborazione, non semplice luogo operativo.

Il tema degli spazi si intreccia con quello culturale: l’ufficio si trasforma da spazio fisico a un concetto più ampio basato sulla capacità di collaborare e condividere competenze. Ambienti aperti e flessibili devono essere accompagnati da fiducia, leadership inclusiva e coerenza tra valori dichiarati e pratiche reali. Proprio questa distanza tra percezione e realtà rappresenta uno dei nodi più critici emersi.

Il panel “Share your Stories – Job Crafting”, con Enrico Cattaneo, Direttore di MIT Technology Review Italia, Pietro Iurato, People & Culture Head Europe, Middle East and Africa di SAP, Stefano Micelli, Professore Ordinario di eBusiness presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, e Raffaella Temporiti, Chief People Officer di Max Mara Fashion Group, ha approfondito il tema della trasformazione dei ruoli e delle competenze del futuro.

È stato evidenziato come il lavoro stia evolvendo verso modelli sempre più ibridi, in cui persone, intelligenza artificiale e professionalità esterne collaborano in veri e propri “super team”.

L’introduzione dell’AI ridefinisce il lavoro stesso, spostando l’attenzione verso attività a maggiore valore e richiedendo alle persone di partecipare attivamente alla costruzione del proprio ruolo.

Allo stesso tempo si sviluppano nuove tensioni: il fenomeno del work slope, legato all’aumento del carico di lavoro dovuto alla gestione degli output dell’AI, e la complessità della gestione dei team ibridi uomo-macchina.

Infine, dalle interazioni con la platea, è emerso un elemento chiave: nella transizione delle competenze è sempre più richiesta una leadership relazionale, capace di ascolto, adattamento e costruzione di fiducia.

Nuove visioni per orientarsi nella complessità

La giornata è stata arricchita da contributi che hanno offerto un approfondimento sulle maggiori tematiche che oggi influenzano lo scenario socio-economico globale.

Alessia Melcangi, storica, politologa e professoressa associata di geopolitica e storia contemporanea del Nord Africa e del Medio Oriente, ha evidenziato la crescente interconnessione tra AI, risorse e lavoro nella ridefinizione degli equilibri globali.

In un contesto segnato dalla fine dell’illusione di stabilità e dalla crescente frammentazione geoeconomica, crisi internazionali, nuove rotte commerciali, controllo delle risorse e competizione tra potenze ridisegnano modelli produttivi e opportunità di lavoro. L’intelligenza artificiale si configura come nuovo terreno di competizione tra nazioni, mentre la transizione digitale ed energetica riporta al centro il tema delle materie prime.

In questo scenario emergono nuove disuguaglianze tra territori, competenze e accesso alle risorse, rendendo sempre più necessario per imprese e persone sviluppare capacità di lettura del contesto, adattabilità e una vera “intelligenza geopolitica”.

Riccardo Luna, giornalista ed esperto di innovazione e digitale, ha proposto una riflessione sulle criticità dell’ecosistema tecnologico contemporaneo.

Con il suo intervento ha sottolineato la portata radicale della trasformazione in atto: per la prima volta una tecnologia rende accessibile su larga scala ciò che era considerato esclusivamente umano, ovvero l’intelligenza. Questo apre interrogativi profondi sul futuro del lavoro, anche in termini di occupazione, mettendo in discussione l’assunto secondo cui ogni rivoluzione tecnologica generi più lavoro di quanto ne distrugga.

Nel pomeriggio, Nicola Palmarini, direttore del UK National Innovation Centre for Ageing (NICA), ha portato l’attenzione sul tema demografico, proponendo una rilettura del ruolo dei lavoratori senior. In un contesto di invecchiamento della popolazione e riduzione dei giovani, gli over 50 rappresentano un asset strategico. Il concetto di wisdom dividend - la differenza misurabile tra quello che un’organizzazione produce quando attiva sistematicamente il trasferimento intergenerazionale di competenze e quello che produce quando lascia evaporare tutto alla prossima ondata di pensionamenti dell’organizzazione - evidenzia il valore strategico di questa fascia di popolazione aziendale.

Particolarmente rilevante è il dato sull’uso dell’AI: le professioniste e i professionisti senior, grazie alla capacità di contestualizzazione, possono ottenere risultati migliori rispetto alle/ai più giovani.

La conference si è conclusa con Giorgia Fumo, stand-up comedian, che ha riletto in chiave ironica stereotipi della cultura corporate e differenze generazionali sul posto di lavoro. Un momento per sorridere, ma anche per generare una riflessione più profonda sull’evoluzione del mondo del lavoro.

Il Libro Bianco e la nuova mappa del lavoro

A chiusura dell’evento è stato presentato il libro bianco “A un passo dal domani. La nuova mappa del lavoro”, a cura di Anna Gionfriddo, Amministratrice Delegata di ManpowerGroup Italia, e Giampaolo Colletti, giornalista e storyteller, con prefazione dell’On. Walter Rizzetto, e contributi, di alcuni degli autori: Miriam Cresta, CEO di Junior Achievement Italia, Carlo Alberto Carnevale Maffè, economista e docente SDA Bocconi, Stefano Micelli, Professore Ordinario Università Ca’ Foscari, Nicola Palmarini, direttore NICA e Farian Sabahi, professoressa associata in Storia contemporanea all’Università dell’Insubria e giornalista professionista.

Il volume raccoglie le prospettive di dieci personalità del mondo aziendale, accademico e istituzionale, offrendo non una risposta univoca, ma una lettura articolata e multidimensionale del mondo del lavoro contemporaneo.

In un tempo segnato dall’instabilità come nuova normalità, il contributo di queste diverse voci permette di decodificare la complessità, mettendo in relazione generazioni, organizzazioni e comunità.

Il risultato è un mosaico di parole chiave che aiutano a comprendere il mercato del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale: il Libro Bianco si propone come una bussola per orientarsi nella ricerca di senso del lavoro di oggi e di domani, partendo dall’elemento più prezioso, la persona.

Spazio ai talenti delle giovani generazioni e connessione con le imprese

Ampio spazio è stato dedicato alle nuove generazioni, non solo come protagoniste delle trasformazioni del lavoro, ma anche come interlocutrici e interlocutori attivi, portatrici e portatori di visioni, aspettative e linguaggi propri.

In questo contesto, la partnership con RDS e RDSNEXT ha rappresentato uno degli elementi distintivi dell’intero percorso che ha accompagnato The Exchange 2026.

A portare sul palco questa dimensione sono state Gaia Garavaglia e Iris Di Domenico, content creator e conduttrici di RDSNEXT, la social web radio di RDS dedicata alla Gen Z. Il loro intervento non si è limitato a raccontare una collaborazione, ma ha restituito il senso di un percorso costruito nel tempo, capace di evolvere da progetto editoriale a vera e propria piattaforma di ascolto e attivazione.

La partnership tra RDS e ManpowerGroup Italia, avviata lo scorso anno, ha infatti dato origine a un ciclo di contenuti e momenti di confronto dedicati al lavoro nelle sue molteplici dimensioni. Nel 2026 il percorso ha preso il via in occasione del Festival di Sanremo, per poi svilupparsi attraverso una serie di appuntamenti su RDS e RDSNEXT, in cui il tema del lavoro è stato affrontato con un linguaggio accessibile e diretto, alternando consigli pratici, esempi concreti e il racconto di esperienze professionali.

Da qui è nata la campagna “Dai voce al tuo futuro”, che ha trovato in The Exchange uno dei suoi momenti più significativi attraverso uno spazio dedicato all’ascolto attivo delle nuove generazioni, chiamate a raccontare percorsi, aspettative e visioni per il lavoro di domani. Le testimonianze raccolte contribuiscono alla costruzione di una narrazione collettiva che, confluendo nella campagna globale huManpower 2026, diventa uno strumento utile per intercettare bisogni emergenti e orientare in modo più consapevole le strategie organizzative.

All’interno di questo percorso si inserisce anche il Gen Z Choice Award, nato proprio per dare voce ai talenti under 30. Il riconoscimento, conferito sul palco di The Exchange, si è basato su una survey per misurare il livello di attrattività delle aziende, restituendo una valutazione diretta da parte delle nuove generazioni.

L’edizione 2026 ha riconosciuto Vestas Italia come miglior employer per la Gen Z; il premio è stato ritirato da Jonathan Hernø, General Manager dell’azienda. Un momento che ha permesso di rafforzare il messaggio di fondo dell’intero percorso: comprendere le nuove generazioni significa ascoltarle e costruire oggi insieme a loro i modelli di lavoro del futuro.

Parallelamente, lo huManpower Talent Hub si è confermato uno degli spazi più dinamici dell’evento, non solo come punto di incontro tra giovani e imprese, ma come esperienza concreta di orientamento e scoperta.

Qui studentesse, studenti e giovani professioniste e professionisti hanno potuto confrontarsi direttamente con i team HR delle aziende partecipanti esplorando opportunità, competenze richieste e modelli organizzativi, al di fuori delle logiche tradizionali di selezione.

L’Hub si è distinto per la sua dimensione esperienziale: installazioni interattive e momenti immersivi hanno permesso di conoscere da vicino le aziende, viverne la cultura e osservare in modo tangibile come affrontano il cambiamento. In questo contesto, il valore non è stato solo nel networking, ma nella possibilità di sperimentare e comprendere realmente il mondo del lavoro.

A completare l’esperienza, la cerimonia di consegna degli attestati alle e ai partecipanti ai Master Experis Academy 2025-26, che ha rappresentato un momento di riconoscimento concreto, rafforzando il ruolo dello huManpower Talent Hub durante l’evento: uno spazio per unire persone, aziende e momenti di crescita.

Conclusioni: verso un nuovo equilibrio tra tecnologia e persone

A chiusura della giornata, dall’interazione con il pubblico è emerso un risvolto concreto, tre azioni prioritarie per disegnare il futuro del lavoro, sintesi delle esigenze più condivise:

  • Investire sulla leadership relazionale e adattiva, sviluppando uno stile di guida capace di muoversi nell’incertezza, basato su ascolto attivo, costruzione della fiducia e capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti.
  • Rafforzare il senso del lavoro, costruendo una visione condivisa che colleghi risultati economici e valore sociale; in questo quadro, il welfare evolve e diventa una leva di sviluppo sociale oltre che di benessere individuale.
  • Promuovere la formazione continua, investendo in upskilling e reskilling e rendendo i percorsi sempre più accessibili e inclusivi.

Infine, gli interventi del leadership team di ManpowerGroup hanno rafforzato i principali insight emersi nel corso dell’evento, riportando al centro una consapevolezza chiave: il cambiamento va interpretato prima di tutto come una sfida culturale.

«Con The Exchange – Disegniamo insieme il futuro del lavoro, arrivato alla terza edizione, abbiamo voluto offrire uno spazio di confronto per interpretare le grandi trasformazioni del lavoro. In un contesto in cui la tecnologia accelera rapidamente, il tema del “tocco umano” è centrale perché il lavoro non sta solo cambiando, ma sta ridefinendo il modo stesso in cui le organizzazioni creano valore e competono», ha affermato Anna Gionfriddo, Amministratrice Delegata di ManpowerGroup Italia. “Il percorso di The Exchange negli ultimi anni ha seguito un’evoluzione chiara: dalle prime riflessioni sulla doppia transizione – tra intelligenza artificiale e sostenibilità – e sulla convivenza tra generazioni, fino al focus sulla Gen Z con il passaggio dalla Me Economy alla We Economy. Con l’edizione 2026, dedicata al “tocco umano”, affrontiamo una nuova fase di questa trasformazione, interrogandoci su come integrare tecnologia e dimensione umana nei modelli organizzativi. La vera sfida è culturale: integrare innovazione tecnologica e capitale umano non è più un’opzione, ma una scelta strategica».

A chiudere il cerchio, anche il contributo di Ruth Harper, Senior Vice President, Chief Marketing & Sustainability Officer di ManpowerGroup, che ha richiamato la centralità della persona: «Il futuro del lavoro dipende dalla nostra capacità di mettere al centro la persona, la sua esperienza e la sua capacità di adattarsi. Le organizzazioni devono evolvere verso modelli più aperti, inclusivi e capaci di favorire il dialogo tra generazioni».

Con The Exchange 2026, ManpowerGroup conferma il proprio ruolo di abilitatrice del dialogo tra le voci del sistema lavoro, contribuendo a costruire una nuova cultura organizzativa che coniuga innovazione, produttività e centralità della persona.

È proprio in questo equilibrio che il “tocco umano” diventa il vero fattore di differenziazione e la leva strategica della competitività.

L’evento è stato organizzato in partnership con SkyTG24, RDS e RDSNEXT, Superstudio Events, MIT Technology Review Italia, Junior Achievement Italia, LINC magazine e MoSt.