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title: Il sogno industriale italiano in mostra alla Biennale
description: "Dopo un periodo di attesa durato eccezionalmente tre anni, l’Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia, giunta alla sua 59esima edizione, apre di nuovo i suoi spazi al pubblico, dal 23 aprile al 27 novembre. Curata da Cecilia Alemani, prima donna italiana a ricoprire questo ruolo, la manifestazione si intitola Il latte dei sogni, un omaggio al libro di racconti per bambini della scrittrice e pittrice britannica Leonora Carrington: un viaggio visionario tra le esperienze artistiche del passato e le sperimentazioni e suggestioni degli interpreti contemporanei.  Ed è proprio la metafora del viaggio, del dialogo tra le diverse dimensioni temporali…"
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# [Il sogno industriale italiano in mostra alla Biennale](https://www.manpowergroup.it/lincmagazine/2022/06/30/il-sogno-industriale-italiano-in-mostra-alla-biennale)

 Scritto da [Benedetta Albiero](https://www.manpowergroup.it/lincmagazine/author/benedetta-albiero) | 30/06/22 16.46

Dopo un periodo di attesa durato eccezionalmente tre anni, **l’Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia**, giunta alla sua 59esima edizione, apre di nuovo i suoi spazi al pubblico, dal 23 aprile al 27 novembre. Curata da Cecilia Alemani, prima donna italiana a ricoprire questo ruolo,**[ la manifestazione](https://www.labiennale.org/it) si intitola *****Il latte dei sogni***, un omaggio al libro di racconti per bambini della scrittrice e pittrice britannica Leonora Carrington: **un viaggio visionario tra le esperienze artistiche del passato e le sperimentazioni e suggestioni degli interpreti contemporanei**. 

Ed è proprio la metafora del viaggio, del dialogo tra le diverse dimensioni temporali a riempire prepotentemente gli spazi delle Tese delle Vergini dedicati al Padiglione Italia, che esibisce per la prima volta l’opera di un unico artista: la scelta è ricaduta su **Gian Maria Tosatti e sulla sua installazione ambientale *****Storia della notte e destino delle comete***. La mostra, a cura di Eugenio Viola, con la maison Valentino come main partner, si articola in **tre aree espositive differenti** che raccontano **l’ascesa e il declino del miracolo industriale italiano e del suo modello produttivo**. Entrando nel primo spazio, lo spettatore è invitato ad ammirare la rappresentazione di **un’industria da poco abbandonata**, con *Senza Fine *– come si immaginava potesse essere il boom economico nazionale del secondo dopoguerra – di Gino Paoli in sottofondo. Attraversando una sala deserta con una sola scala al centro, si raggiunge il secondo spazio, il piccolo appartamento – anche questo abbandonato – del proprietario, dalla cui finestra si scorge **un’immensa distesa di macchine per cucire Singer**. La parabola si conclude nello spazio successivo, un mare nero animato unicamente dalle luci di centinaia di lucciole, un chiaro riferimento alla frase scritta nel 1975 da Pier Paolo Pasolini ne *Il vuoto del potere*: «darei l’intera Montedison per una lucciola».

I simboli, le immagini e i codici interpretativi dei primi due spazi, la *Storia della notte* – facilmente assimilabili al prologo e al primo atto di una tragedia classica, considerata l’impronta teatrale dell’intera composizione – espongono **il fallimento del sogno industriale nostrano, portando virtualmente in scena tutte quelle fabbriche, frutto di un’impostazione lavorativa novecentesca, che non hanno saputo innovarsi e interpretare le esigenze dei mercati e dei propri lavoratori, decretando quindi la loro fine**. L’atto successivo, il capitolo dedicato al *Destino delle comete*, invita alla riflessione, lasciando aperte future possibilità di recupero e ripartenza per lo scenario produttivo italiano: l’interrogativo da porsi e il rapporto da inquadrare è quello tra uomo e natura, tra utilizzo delle risorse a nostra disposizione e sostenibilità. La contraddizione pasoliniana che imponeva una scelta definitiva tra questi due poli, riassunti nel provocatorio binomio di Montedison e lucciole, potrebbe finalmente venire risolta. Come dichiarato da Tosatti stesso in un’intervista su Vanity Fair, **il lavoro deve essere generato nuovamente** e, parafrasando Agamben, **si deve tornare al punto di rottura che ha creato una diversione deleteria e cambiare direzione**. Nelle parole di Pierpaolo Piccioli, direttore creativo della casa di moda romana coinvolta nel progetto, si intravede una soluzione potenziale a questo problema: «bisogna ricercare nuovamente la specificità. **Il fallimento del sogno industriale italiano è coinciso con la perdita di identità, di specificità dei prodotti**. Si è inseguito il mito della produzione di massa, della quantità a discapito della qualità». Tornando a [concetti](https://www.lincmagazine.it/2018/12/20/michele-pontecorvo-razionalita-passione-lasvciare-segno/) quali il valore, l’identità e l’unicità **è possibile motivare i lavoratori**, affidando nuovamente a tutte le professioni senso e significato: «il lavoro deve diventare uno strumento evolutivo per le persone. **Attraverso il lavoro, le persone devono poter capire di migliorarsi. Questa è la vera rivoluzione da affrontare**». La storia della notte può essere invertita e le comete possono puntare ad un destino alternativo.

*Courtesy DGCC – MiC

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