Human Age

OBEYA a Venezia con le Fondazioni: l’intervista a Stefania Grea, Segretaria Generale di Fondazione Human Age Institute ETS

Scritto da Human Age Institute | Nov 3, 2026, 6:20:49 PM

 

Nella suggestiva cornice di Venezia, presso la Terrazza Aperol di Campo Santo Stefano, si è svolta una puntata di OBEYA, il format televisivo condotto dal giornalista e conduttore Francesco Spada, dedicata al ruolo e alle attività di alcune tra le più importanti fondazioni italiane. Lo speciale ha offerto un'occasione di confronto sul valore sociale, culturale ed economico delle fondazioni, evidenziandone il contributo alla crescita delle comunità, alla diffusione della cultura, all'innovazione e all'inclusione sociale.

Nel corso della trasmissione sono intervenuti Eugenio Pelitti Segretario Generale di Fondazione Campari, Tiziana Dell'Orto, Segretaria Generale di Fondazione EY, Paolo Molesini, Presidente della Fondazione Querini Stampalia, Stefania Grea Segretaria Generale della Fondazione Human Age Institute ETS di ManpowerGroup, Antonio Danieli, Presidente di ASSIFERO e Vicepresidente e Direttore Generale della Fondazione Golinelli e Giuseppe Dell'Erba, Direttore Generale della Fondazione Cottino. La puntata è stata inoltre arricchita dal contributo di Sergio Finelli di Bologna Discovering, che ha accompagnato gli spettatori alla scoperta di alcuni luoghi e curiosità della città lagunare.

Il confronto tra i rappresentanti delle diverse fondazioni ha mostrato come il concetto di filantropia si sia evoluto nel tempo. Oggi le fondazioni non si limitano a sostenere progetti attraverso risorse economiche, ma agiscono come veri e propri attivatori di relazioni, competenze e partnership, contribuendo a generare un impatto concreto e duraturo sui territori e sulle persone.

Il lavoro inclusivo al centro della missione

In questo contesto si inserisce l'esperienza della Fondazione Human Age Institute ETS, che ha scelto di concentrarsi su una delle sfide più rilevanti del nostro tempo: l'inclusione lavorativa e la valorizzazione del potenziale delle persone.

Nel suo intervento, Stefania Grea, Segretaria Generale della Fondazione Human Age Institute ETS, ha ricordato come il genius loci della Fondazione sia il lavoro inclusivo. Una missione che affonda le proprie radici nella storia di ManpowerGroup e nella convinzione che il lavoro rappresenti molto più di una semplice opportunità economica: è uno strumento di dignità, autonomia, partecipazione e inclusione sociale.

La Fondazione promuove l'inclusione lavorativa di persone che si trovano in condizioni di fragilità o vulnerabilità attraverso percorsi di orientamento, formazione e sviluppo delle competenze. Rivolta a giovani in povertà educativa, persone con background migratorio o rifugiate, individui con esperienze detentive e a chiunque incontri maggiori difficoltà nell'accesso all'occupazione, la Fondazione di ManpowerGroup lavora per valorizzarne il talento e favorirne l'inserimento o il reinserimento nel mercato del lavoro, creando un ponte tra persone e imprese grazie a competenze, relazioni e progettualità condivise.

Il legame con ManpowerGroup

Un elemento distintivo dell'approccio della Fondazione è il forte legame con ManpowerGroup, che ne sostiene attivamente le attività. Come ha spiegato Grea, il Gruppo accompagna ogni giorno al lavoro oltre 40.000 persone e, grazie alla sua presenza capillare sul territorio e alla collaborazione con migliaia di aziende, possiede una conoscenza profonda sia delle esigenze delle imprese sia delle aspettative di lavoratrici e lavoratori. Un patrimonio di competenze ed esperienza che viene messo a disposizione della Fondazione per costruire percorsi efficaci di avvicinamento al mercato del lavoro.

"Non è mai troppo tardi": un progetto che crea opportunità

Nel corso dell'incontro, Grea ha citato il progetto Non è mai troppo tardi come esempio concreto della capacità di fare rete tra mondo profit, non profit, fondazioni corporate, fondazioni territoriali e fondazioni di origine bancaria. L'iniziativa, sostenuta da ManpowerGroup e dal Fondo per la Repubblica Digitale, è stata realizzata in collaborazione con partner quali ItaliaCamp e Fondazione Italia Digitale, con l'obiettivo di supportare persone over 35 che non erano mai riuscite a entrare stabilmente nel mercato del lavoro o che avevano avuto esperienze lavorative molto frammentate.

Sviluppato nei territori di Milano, Torino e Roma, il progetto ha coinvolto oltre 780 persone, di cui 150 inserite nei percorsi formativi. Attraverso dodici edizioni di formazione, i partecipanti hanno potuto sviluppare competenze digitali ma anche lavorare sulla conoscenza di sé, sull'autostima e sulla consapevolezza delle proprie capacità. Al termine del percorso sono state create 87 opportunità occupazionali, un risultato significativo che testimonia il valore dell'iniziativa.

Eppure, come ha sottolineato Grea, il dato occupazionale non è stato necessariamente il risultato più importante. Alcune persone, una volta ritrovata fiducia nelle proprie capacità e maggiore consapevolezza del proprio percorso, hanno scelto di non cercare immediatamente un lavoro, ma di riprendere gli studi o intraprendere un diverso percorso di crescita personale. Una scelta che, lungi dall'essere considerata un insuccesso, rappresenta per la Fondazione una dimostrazione concreta dell'impatto generato.

Oltre i numeri: come si misura l'impatto

Da questa esperienza nasce anche una riflessione più ampia sul tema della misurazione dell'impatto sociale. Secondo Grea, è certamente importante valutare i risultati ottenuti sui territori e comprendere gli effetti delle progettualità realizzate, ma non sempre gli indicatori quantitativi sono sufficienti a raccontare il cambiamento generato. Limitarsi a misurare il numero di posti di lavoro creati rischia infatti di restituire una visione parziale del percorso compiuto dalle persone.

L'impatto, ha osservato, può manifestarsi anche in forme meno immediatamente visibili: nella decisione di riprendere gli studi, nella riconquista della fiducia in sé stessi, nella capacità di immaginare nuovamente il proprio futuro o nel tempo che una persona decide di dedicare alla comprensione dei propri obiettivi prima di rientrare nel mercato del lavoro.

Costruire comunità più forti

In questa prospettiva, il successo di un progetto non si misura soltanto nei risultati raggiunti dalle singole persone, ma anche nella capacità di generare un impatto duraturo sulle comunità e sui territori.

L'esperienza raccontata a OBEYA ha offerto l'occasione per ribadire il ruolo che hanno partnership, progettualità condivise e reti di collaborazione tra organizzazioni diverse nel creare ecosistemi territoriali più forti e inclusivi, capaci di ampliare le opportunità per le persone e di rispondere in modo sempre più efficace alle sfide sociali e occupazionali delle comunità.

Rivedi qui l’intera puntata.