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TrasformAzione: il coraggio di reinventarsi

Scritto da Alessandra Caputo | 05/12/23 10.54

 

«Il pensiero di ricominciare è faticoso, faticoso da prendere, da percepire. Prima della malattia ero una donna indipendente, autonoma, abituata a lavorare e che amava viaggiare. Dopo la malattia ero felice di esserne uscita, ma ero anche molto impaurita, avevo perso tutte le mie certezze. Il progetto TrasformAzione mi ha aiutata veramente tanto».

Il progetto TrasformAzione – voluto da Europa Donna Italia, con la collaborazione di Fondazione Human Age Institute, ManpowerGroup e Studio Fava & Associati– è un percorso di orientamento al lavoro dedicato alle pazienti o ex pazienti con tumore al seno che desiderano avvicinarsi o rientrare nel mondo del lavoro,  e che è giunto nel 2023 alla sua seconda edizione.

Le donne che scelgono di prendere parte al progetto vengono infatti coinvolte in attività di formazione volte a far conoscere l’attuale scenario occupazionale – l’edizione 2023 prevede ad esempio un approfondimento dedicato alle Politiche Attive per il Lavoro –, le sue specificità in termini di competenze e profili ricercati, le caratteristiche dei contratti vigenti e le tecniche di selezione adottate dalle aziende e dalle istituzioni. Alle candidate che decidono di avanzare nel percorso, accedendo all’Empowerment Lab di Fondazione Human Age Institute di ManpowerGroup, viene offerta la possibilità di elaborare un Curriculum Vitae aggiornato, di simulare un colloquio di lavoro, di analizzare la propria spendibilità sul mercato e di sviluppare un piano di inserimento personale. A queste circostanze di apprendimento vengono affiancati momenti di riflessione e introspezione, che permettono alle partecipanti di TrasformAzione di elaborare con attenzione il passaggio da pazienti a lavoratrici e che contribuiscono alla creazione di un nuovo concetto di tempo, in grado di comprendere sia quello del lavoro che quella della cura.

Tra le 100 donne che hanno aderito a TrasformAzione nella precedente edizione abbiamo raccolto la testimonianza di Laura Parroni.

Prima della malattia qual era il tuo rapporto con il mondo del lavoro?

Sin da giovanissima ho sempre curato lo studio e la formazione e con il tempo sono riuscita a crearmi una mia identità professionale, un mio percorso. Lavoravo nel mondo del turismo, ero sempre indaffarata, in giro per il mondo, affrontando una sfida dopo l’altra, ma lo trovavo anche molto stimolante e divertente. Ho fatto carriera in questo settore: appena diplomata ho iniziato con un tirocinio nella reception di un albergo, per poi passare all’organizzazione di eventi, fino a occuparmi del turismo di lusso e attività di incoming, ovvero accogliere persone che desiderano visitare il nostro bel paese e soprattutto fare un’esperienza di qualità. In particolare, nell’ultima parte della mia attività professionale mi occupavo di itinerari enogastronomici che vendevo in Brasile. Il mio lavoro mi dava tantissima soddisfazione, ma a un certo punto è arrivata la malattia. Era il 2015 e avevo 50 anni.

Che impatto ha avuto sul tuo lavoro?

Durante la malattia ho continuato a lavorare, per quanto fosse difficoltoso. Il mio ruolo era quello di Direttore Tecnico dell’Agenzia e avevo uno staff meraviglioso con il quale ero abituata a condividere, così sono riuscita a portare avanti la gestione delle attività nonostante le cure.

Cosa puoi raccontarci dell’esperienza della malattia?

Nel momento in cui mi è stata diagnosticata la malattia sono rimasta perplessa, perché era un tema di cui non sapevo assolutamente nulla. Così ho cominciato a leggere, a documentarmi, a cercare di capire meglio quello che dovevo affrontare, anche perché per ognuno è diverso, l’impatto delle cure ad esempio può cambiare molto da persona a persona. Il mio desiderio di capire meglio quello che mi stava succedendo non mi ha precluso la possibilità di affidarmi ai medici in tutto e per tutto, anzi, sono stati loro a ispirarmi sicurezza sin dal primo momento. C’è un’altra cosa che vorrei dire rispetto al tumore al seno: nonostante tutte le campagne di educazione e informazione, spesso se ne sente parlare come di una malattia incurabile, ma non è così. Oggi il numero di guarigioni è sempre più elevato, è una malattia a cui si può far fronte, con difficoltà e sofferenza, ma si può.

Tornando al tuo lavoro, cosa è cambiato?

È arrivata la pandemia ed è stato terribile. Per tutto quel tempo ero andata avanti coraggiosamente, cercando di tenere in piedi tutto senza abbattermi, ma proprio quando mi sembrava che potevo riprendermi, risalire la china, ecco che la pandemia ha spazzato via tutto. La mia agenzia ha chiuso e per me è stato davvero devastante.

La tua vita quindi è stata completamente stravolta?

Soffrivo di attacchi di panico e a lungo non sono uscita da casa. Dopo la pandemia avevo paura del contatto umano, mi sono chiusa in me stessa. Persino mio figlio lo salutavo attraverso il vetro della porta finestra. Piano piano poi, grazie al mio carattere curioso e alla mia incapacità di stare senza far nulla, ho deciso di dedicarmi a un progetto che mi permetteva sì di restare in casa, ma non con le mani in mano. Ho creato un blog dedicato al territorio dove vivo, i Castelli Romani. Ci si trovano solo belle notizie e quanto di meraviglioso questo territorio può offrire. Volevo fare qualcosa di bello, anche e soprattutto per me stessa.

Poi è arrivato il progetto TrasformAzione?

Sì, mi ci sono avvicinata in punta di piedi, molto scettica e titubante all’inizio. Era qualcosa a cui non volevo credere fino in fondo, perché ormai non mi sentivo più all’altezza di affrontare cose come un colloquio di selezione. La percezione che avevo di me stessa era quella di una donna piena di dubbi, titubante, tagliata fuori dal mondo del lavoro. In realtà era solo una mia sensazione, ero io che non mi sentivo più mio agio con me stessa rispetto a quel contesto. Quando ho iniziato il corso però tutto è cambiato, non ci credevo e invece mi ha cambiato la vita.

Cosa è cambiato?

Appena entrata nell’aula virtuale ho trovato un’atmosfera bellissima, noi partecipanti venivamo da esperienze e storie anche molto diverse, ma ci avevamo in comune una cosa, c’era un filo che ci legava tutte: la paura. Paura di ricominciare, di rimettersi in gioco, di non essere abbastanza. Le persone che hanno tenuto il corso poi erano davvero speciali, lo hanno portato avanti egregiamente e ci hanno messo subito a nostro agio, così pian piano mi sono sciolta. Mi hanno aiutato a cambiare prospettiva e mi sono ritrovata un giorno a scrivere il mio curriculum. Lo dico con tanta emozione perché non credevo che sarebbe stato possibile per una donna della mia età, con la sua storia professionale, ricominciare tutto dall’inizio. Invece è stato proprio così, ed è stato bellissimo. È stato il mio secondo atto di fiducia, mi sono proprio affidata a chi teneva questo corso e ancora una volta ho fatto bene. Scrivendo il curriculum ho ritrovato me stessa, mi sono riconosciuta, ho ripercorso i miei passi, ho ritrovato le mie competenze e conoscenze, ma soprattutto ho preso consapevolezza di chi ero diventata, della mia “trasformazione”.

Cos’altro ti ha dato questo progetto?

Moltissimo, a partire, come ti dicevo, dalla ritrovata fiducia in me stessa e dal cambio di prospettiva. Dopo il curriculum siamo passati alla fase di approccio al colloquio, per me che ero sempre stata dall’altra parte è stato davvero illuminante. È stato l’inizio della mia rinascita, ho capito che potevo davvero rimettermi in gioco. Pensa che oggi il mio capo è più giovane di mio figlio, così come i miei colleghi, è una cosa davvero stimolante per me.

Quindi oggi sei tornata a tutti gli effetti nel mondo del lavoro?

Oggi mi occupo dell’assistenza clienti per una grande multinazionale che lavora nel settore dei contratti extralberghieri. Sono due anni ormai, praticamente appena ho finito il corso ho trovato subito questa opportunità. E sono davvero fiera di me stessa. Ovviamente c’è voluto tanto coraggio per mandare la mia candidatura e anche per partecipare ai colloqui di selezione, senza il progetto TrasformAzione non credo ne sarei stata capace. Quando ho passato le tre fasi di selezione e mi è arrivato a casa il contratto da firmare mi sono chiesta: non si saranno sbagliati? E invece no, volevano proprio me, me come sono oggi, con tutto il mio bagaglio. Ricordo anche che la prima cosa che ho fatto è stata chiamare Federica di ManpowerGroup, che aveva tenuto il corso, per ringraziarla, avevo le lacrime agli occhi.

Cosa ti piacerebbe dire a tutte le donne che come te si trovano ad affrontare questa difficile malattia?

Di non gettare mai la spugna, sembra una frase fatta ma è proprio quello che si deve tenere a mente. La malattia è brutta, io la chiamavo il “ragno peloso” e il “ragno peloso” è brutto. È un percorso difficile, pesante, faticoso, ma se ne esce. Ed è proprio quando se ne è uscite che non si deve perdere la fiducia in sé stesse, ma bisogna rimettersi in gioco, ognuna coi suoi tempi e le sue modalità. Credo che l’obiettivo di TrasformAzione sia proprio questo: aiutare le donne a rimettersi in gioco. Per me è stato così, oggi sono consapevole di avere un posto nella società e il lavoro che faccio mi dà tanta soddisfazione, ho ritrovato me stessa. È importante anzitutto riacquistare sicurezza, io avevo tanta esperienza, tante competenze, ma era come se le avessi lasciate tutte in ospedale. E poi un’altra cosa importante è non inseguire il passato, chi eravamo, ma accettare chi siamo adesso, guardare al futuro consapevoli della nostra “trasformazione” appunto.

 

***Eng version

«The thought of starting over again is tiring, tiring to take in, tiring to feel. Before my illness I was an independent, autonomous woman, who was used to working and loved to travel. After the illness I was happy to have come out of it, but I was also very frightened, I had lost all my certainties. The TrasformAzione project really helped me a great deal».

The TrasformAzione project initiated by Europa Donna Italia, with the collaboration of the Human Age Institute Foundation, ManpowerGroup and Studio Fava & Associati – is a job orientation course dedicated to breast cancer patients or former patients who wish to approach the world of work or even return to it, and in 2023 it reached its second edition.

Women who choose to take part in the project are in fact involved in training activities aimed at familiarising them with the current employment scenario – the 2023 edition, for example, includes an in-depth study dedicated to Active Employment Policies -, its specificities in terms of the skills and profiles sought, the characteristics of current contracts and the selection techniques adopted by companies and institutions. Candidates who decide to advance in the journey, by accessing the Empowerment Lab of ManpowerGroup’s Human Age Institute Foundation, are offered the opportunity to draw up an updated Curriculum Vitae, to simulate a job interview, to analyse their spendability on the job market and to develop a personal placement plan. These learning circumstances are complemented by moments of reflection and introspection, which allow the participants of TrasformAzione to carefully process the transition from patients to workers and which contribute to the creation of a new concept of time, capable of encompassing both work and care.

Among the 100 women who joined TrasformAzione in the previous edition, we heard the testimony of Laura Parroni.

Before your illness, what was your relationship with the world of work?

From a very young age, I have always been conscientious in my studies and training and over time I managed to create my own professional identity, my own path. I was working in tourism, I was always busy, travelling the world, facing one challenge after another, but at the same time I found it very stimulating and fun. I made a career in this sector: as soon as I graduated, I started with an internship in the reception of a hotel, and then moved on to the organisation of events, until I became involved in luxury tourism and incomingactivities, that is, welcoming people who want to visit our beautiful country and above all, have a quality experience. In particular, in the last part of my professional activity I was in charge of wine and food itineraries that I sold in Brazil. My work gave me a great deal of satisfaction, but at a certain point, the illness came. It was 2015 and I was 50 years old.

What impact did it have on your work?

During my illness I continued to work, however difficult it was. My role was as Technical Director of the Agency, and I had a wonderful staff with whom I was used to sharing responsibilities, so I was able to carry on running the business despite the treatment I was undergoing.

What can you tell us about the experience of your illness?

The moment I was diagnosed with the disease I was puzzled, because it was something I knew absolutely nothing about. So I started reading, finding out as much as I could, trying to better understand what I was facing, also because it is different for everyone, the impact of treatment, for example, has a lot of variation from person to person. My desire to better understand what was happening to me did not preclude me from trusting the doctors in everything, as a matter of fact, they were the ones who inspired me with confidence from the very first moment. There is another thing I would like to say about breast cancer: despite all the education and information campaigns, we often hear about it as an incurable disease, but this is not the case. Today the number of persons cured of it is increasing, it is a disease that can be coped with, with difficulty and suffering, but it can be beat.

Returning to your work, had anything changed?

The pandemic came and it was terrible. All that time I had been bravely carrying on, trying to hold everything together without breaking down, but just when it seemed to me that I could recover, get back on my feet, the pandemic swept everything away. My agency closed down and it was truly devastating for me.

So your life was completely turned upside down?

I suffered from panic attacks and did not leave the house for a long time. After the pandemic I was afraid of human contact, I closed in on myself. I even used to greet my son only through the glass window. Then, bit by bit, thanks to my curious nature and my inability to stay inactive, I decided to devote myself to a project that allowed me to stay at home, but not idle. I created a blog dedicated to the area where I live, the Castelli Romani. It is all about good news and all the wonderful things this area has to offer. I wanted to do something positive, also and above all, for myself.

Then came the TrasformAzione project?

Yes, I approached it tentatively, very sceptical and hesitant at first. It was something I wasn’t ready to put that much trust into, because I no longer felt up to dealing with things like a job interview. My perception of myself was that of a woman full of doubts, hesitant, cut off from the world of work. Actually it was just my own feeling, I was the one who was no longer comfortable with myself in that context. When I started the course, however, everything changed, I didn’t believe in it and instead, it changed my life.

What has changed?

As soon as I entered the virtual classroom I found a wonderful atmosphere, we participants came from very different backgrounds and histories, but we had one thing in common, there was a thread that bound us all together: fear. Fear of starting over, of putting ourselves out there again, of not being enough. The people who held the course were really special, they ran it very well and put us at ease straight away, so slowly but surely, I became more self-assured. They helped me change my perspective and I found myself one day writing my CV. I say this with such emotion because I did not think it would be possible for a woman of my age, with her professional history, to start all over again from scratch. Instead, that is exactly what happened, and it was beautiful. It was my second act of trust, I really relied on whoever taught this course and once again my trust was well-placed. In writing the CV I found myself again, I recognised myself, retraced my steps, rediscovered my skills and knowledge, but above all, I became aware of who I had become, of my “transformation”.

What else has this project given you?

It’s given me so much, starting, as I said, with my newfound self-confidence and a change of perspective. After the CV, we moved on to the phase of the approach to the interview. For for me, who had always been on the other side of the desk, it was really enlightening. It was the beginning of my rebirth, I realised that I really could put myself out there again. To think that today my boss is younger than my son, as are my colleagues, this is something that I find very stimulating.

So today you are fully back in the world of work?

Today I am in charge of customer service for a large multinational company, working in the field of extra-hotel contracts. It’s been two years now, practically as soon as I finished the course, I immediately found this opportunity. And I am really proud of myself. Of course, it took a lot of courage to send in my application and also to participate in job interviews, without the TrasformAzione project I don’t think I would have been able to do it. When I went through the three selection phases and the contract arrived at home for me to sign, I wondered: is it possible that they made a mistake? But no, they wanted me, me as I am today, with all my baggage. I also remember that the first thing I did was to call Federica from ManpowerGroup, who had run the course, to thank her, I had tears in my eyes.

What would you like to say to all women who, like you, are facing this difficult disease?

To never throw in the towel, it sounds like a cliché but that is exactly what one must keep in mind. The disease is ugly, I used to call it the “hairy spider” and the “hairy spider” is ugly. It is a

difficult, arduous, tiring path, but you do get through it. And it is precisely when one has come out of it that it’s important to not lose self-confidence, but a woman should instead put herself back into the game, everyone at her own pace and in her own way. I believe that the goal of TrasformAzione is precisely this: to help women get back into the game. For me, that’s how it was, today I am aware that I have a place in society and the work I do gives me so much satisfaction, I have found myself again. It is important, before all else, to regain confidence, I had so much experience, so many skills, but it was as if I had left them all in the hospital. And then another important thing is not to chase the past, who we were, but to accept who we are now, to look to the future aware of our “transformation”, just like the name of the programme.