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title: Il bello di sentirsi annoiati
description: "Alberto Moravia ha dedicato un intero romanzo alla noia –  per l’appunto La noia – in cui Dino, pittore trentacinquenne deluso e in crisi, rivela tutta la sua necessità di dedicarsi alla pittura per non annoiarsi, perché per lui la noia significa inadeguatezza alla realtà. Ma Moravia non è il solo. Parlare di noia consente di riferirsi a un sentimento che da sempre affolla la letteratura: c’è Charles Dickens in Bleak House che nel 1852 per la prima volta attribuisce al suo personaggio Lady Dedlock l’espressione annoiato a morte: «Sono annoiata a morte di questo luogo, annoiata a morte della mia vita,…"
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- dicembre 15 2022

# Il bello di sentirsi annoiati

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#### [Redazione di LinC](https://www.manpowergroup.it/lincmagazine/author/linc)

Alberto Moravia ha dedicato un intero romanzo alla noia –  per l’appunto *La noia* – in cui Dino, pittore trentacinquenne deluso e in crisi, rivela tutta la sua necessità di dedicarsi alla pittura per non annoiarsi, perché per lui **la noia significa inadeguatezza alla realtà**. Ma Moravia non è il solo. **Parlare di noia consente di** **riferirsi a un sentimento che da sempre affolla la letteratura**: c’è Charles Dickens in *Bleak House* che nel 1852 per la prima volta attribuisce al suo personaggio Lady Dedlock **l’espressione annoiato a morte**: «Sono annoiata a morte di questo luogo, annoiata a morte della mia vita, annoiata a morte di me stessa». 

Lasciata da parte la letteratura, **la noia è vita vera**, condizione comune di donne e uomini, soprattutto da quando il coronavirus si è avventato sulle nostre vite e siamo stati costretti a lunghi periodi di lockdown in cui dovevamo stare chiusi in casa, spinti improvvisamente a trovare un modo per passare il tempo, non sempre facilmente. **La noia si rivela una parte della nostra quotidianità**: sul lavoro, per esempio, è un sentimento molto comune. Proprio come lo stesso Dino, nelle pagine di Moravia, che cercava in tutti i modi di lavorare dipingendo, ma **non si sentiva mai stimolato abbastanza**.  

Eppure c’è una domanda che è giusto porsi: **la noia dovrebbe davvero farci così paura?** Secondo gli psicologi **James Danckert** e **John D. Eastwood**, gli autori di *Out of My Skull: The Psychology of Boredom*, non dobbiamo temerla. Nonostante il ritratto terribile con cui è rappresentata, **le loro ricerche rivelano che essa è ampiamente fraintesa**, forse persino ingiustamente detestata perché, in realtà, **è come una spia che si accende per segnalare la necessità di trovare un’attività diversa che ci impegni**. Lo ha raccontato Danckert al *[The Guardian](https://www.theguardian.com/global/2020/may/03/why-its-good-to-be-bored):* «Penso che sia una buona cosa per molti versi. **Il modo in cui reagiamo alla noia dipende da noi**. Penso che si possa ridurre, ma non dovremmo mai eliminarla del tutto».  

Proprio per questo sembra essere fondamentale **capire quale sia la causa principale** della nostra noia, in modo tale da far sì che questa ci aiuti a riorganizzare, almeno in parte, il nostro tempo e fare scelte migliori e più gratificanti, persino sul lavoro. Ad esempio, prendiamo una semplice giornata lavorativa: arriviamo in ufficio, ci sediamo alla nostra scrivania e ci troviamo ad affrontare tutti i diversi compiti giornalieri. Come racconta **Melinda Wenner Moyer** in un articolo del [*New York Times,*](https://www.nytimes.com/2022/11/03/well/boredom-inspiration-mindfulness.html) una delle prime situazioni in cui  potremmo provare noia è **quando un compito di lavoro si rivela troppo difficile da affrontare e non sappiamo da dove cominciare** – come quando guardando un film, è così complicato da perdersi nella trama – o, **viceversa, quando è troppo facile e non ci sentiamo stimolati**.  

Melinda Wenner Moyer racconta fino in fondo il sentimento, soprattutto grazie a una conversazione con la dottoressa** Erin Westgate**, ricercatrice all’Università della Florida, e con **Andreas Elpidorou**, un filosofo che studia le emozioni e la coscienza all’Università di Louisville. La dottoressa Westgate ha spiegato al *New York Times*: «Per essere in grado di prestare e mantenere l’attenzione su qualcosa, è necessario che le richieste cognitive e le risorse cognitive siano equilibrate». Ci sentiamo annoiati anche **quando un compito non stimola i nostri valori sul lavoro**, perché questo fa scaturire una sensazione di profonda insoddisfazione. Sempre secondo la dottoressa Westgate spesso, in ufficio, è anche **la mancanza di autonomia** a peggiorare la sensazione: avere una deadline, sentirsi obbligati a fare qualcosa – che sia una riunione o un compito – può accrescere la sensazione di sfinimento.  

Secondo gli studi, **ci sono però dei piccoli *****escamotage***** che possono essere applicati per alleviare la noia**: se si è obbligati a eseguire un compito, senza alternative, **si può fare di tutto per renderlo il più stravagante possibile**, magari anche più complesso. Il dottor Elpidorou ha detto che **«la noia ci deve spingere a voler fare altro»**. Una volta Elpidorou ha parlato con un dipendente il cui compito era scaricare e scansionare scatole tutto il giorno, e che gli ha confessato di non essersi mai annoiato nella sua vita perché, insieme ai suoi colleghi, ha giocato a rendere il lavoro più impegnativo e divertente. Anche** ascoltare la musica può aiutare** perché, secondo la dottoressa Westgate l’ascolto della musica **«assorbe quelle risorse dell’attenzione extra di tutti gli individui**, in modo che ciascuno possa, paradossalmente, concentrarsi meglio sulla cosa poco stimolante che sta eseguendo». Se invece si è annoiati perché il compito lavorativo è troppo difficile si potrebbe **suddividere l’attività in parti più piccole in modo da farla sembrare più gestibile.** 

Spesso la noia può fare paura, ma non va demonizzata – a dirla tutta, come sostengono gli esperti – **può essere considerata un invito all’azione**. 

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